Sulla
collina di Fontanegli, lungo la crosa che da Prato sale
sino alla Chiesa, in mezzo al verde della Val Bisagno, sorge,
in posizione dominante, l’imponente palazzo seicentensco della Villa Ferretto la cui costruzione risale al 1528 e proseguita nel 1600.
La Villa fu edifica nel 1528 dalla famiglia Ferretto, originaria
della Val Fontanabuona; è probabilmente la più
antica delle tre ville che dominano la collina di Fontanegli,
tutte in relazione reciproca tra loro ed esposte in posizione
diagonale rispetto alle curve di livello.
La Villa Centurione, oggi Tellung, in posizione sottoposta
e la Villa Raggi più elevata rispetto alla Villa
Ferretto, presentano un impianto cubico con tetto piramidale,
ben diverso da quello rettangolare allungato di questultima
la cui tipologia attuale è tipicamente seicentesca, l’atrio e scale che dipartono dallo stesso sono originali 1528. Pavimento e scale sono in pietra nera.
La Villa Ferretto, che è stata sviluppata, come detto
pocanzi, in modo da adeguarsi alla situazione altimetrica
della zona, presenta, nel suo prospetto principale, unesposizione
verso sud, con un volume allungato ed articolato, inserito
in modo organico nellambiente circostante, tale da
costituire un valido esempio di ambientazione di architettura di campagna del 600/700.
Seppur modificata nel tempo a seguito di successivi interventi
effettuati per adeguare limmobile alle diverse esigenze
dutilizzo e destinazione duso, la Villa si presenta
ancora integra nel suo impianto esterno e nelle caratteristiche
architettoniche esteriori.
La Villa è stata dimora dei marchesi Ferretto, e
di altre famiglie e punto di riferimento del passo tra la
Val Bisagno e Valle Sturla.
Dal
1928 al 1992 è stata residenza delle suore Domenicane,
che hanno gestito l'asilo e le scuole elementari della zona
ed è considerato ancor oggi un punto di riferimento
degli abitanti di Fontanegli.
Il toponimo Fontanegli, o Fontaneggi, ha chiara connessione con il termine dialettale che indica presenza di sorgenti.
Antichi documenti fanno riferimento alla località, e le note più significative si hanno dai libri notarili, dove si nominano persone e cose del luogo. Così nel “Libellus Honorati et Filiorum Marascini, et Thome et Anselmi Balbi et Consortum, de loco Bavali” (Libello d’Onorato e dei Figli di Marascino e di Tomaso e Anselmo Balbi e dei soci della località di Bavari), del 1069, si menziona “castaneto pecios tres in roueto Fontaneglio” (un castagneto di tre misure nel bosco di Fontanegli). Dal “Liber Iurum” si apprende che gli uomini di Fontanegli e Bavari, per decreto della Guardia del 1128, dovevano 10 mine di castagne; Nicolò de Canneto, con testamento del 25 novembre 1198, donava 12 denari a prete Michele, rettore di S. Pietro di Fontanegli, e Altadonna Guercio il 12 novembre 1201 lasciava lire 9 perché gli venissero celebrate messe nella stessa chiesa. Il 27 luglio 1226 Baldoino e Drudo de Fontanegli da una parte e Archerio de Curia de Fontanegli dall’altra, litigando per alcune terre situate a Fontanegli, nel luogo detto Tombeto, che confinavano con quelle di Marchisio de Podio e della chiesa di S. Pietro, elessero arbitri don Giacomo, arciprete di Molassana e don Oberto, arciprete della Pieve di Bavari. Il 6 settembre 1226 Guglielmo Tirono di Vigomorasso ricevette a mutuo soldi 30 da Baldo, facendo garanzia Oberto Ferraio. Il 9 giugno 1243 Alberto de Canneto e Alcherio di Fontanegli a nome della chiesa di S. Pietro e di prete Ardoino, ministro di essa, ricevettero da prete Giacomo di S. Torpete a Genova, un calice con patena d’argento, datogli in pegno per supplire alla colletta (forse imposta da Gregorio IX) per l’armamento della flotta, allestita a Genova contro Federico II. Verso la fine del XIII secolo era parroco di S. Pietro prete Giovanni al quale successe prete Guglielmo, “minister Sancti Petri de Funtaneggio”, che ricevette i censi della chiesa di Buzea presso Tunisi. Nel XIV secolo, ai redditi della chiesa si aggiunge il lascito del Magnifico Gianotto Piloso che pose, presso le Compere del Comune, lire 100, il cui reddito risultò riscosso dal Parroco pro tempore di Fontanegli.
Durante il governo della Repubblica Democratica Ligure, Fontanegli faceva parte del Primo Cantone della Giurisdizione del Bisagno, subordinata a Bavari, dove era la sede del Giudice di pace di seconda classe.
E’ interessante ricordarsi la lavorazione del corallo una forma di integrazione all’economia contadina di cui si hanno notizie per Fontanegli fin dal ‘600 e che si svilupperà in modo particolare nel secondo ‘800. Il lavoro si svolge in grandi laboratori, ma anche come lavoro a domicilio, particolarmente per le donne che, come dice il Remondini parlando di queste zone, per la maggior parte “si occupano nel bucare il corallo”. Le due maggiori ditte sono la Raffaele Costa, nata nel 1838 e che chiuderà nel 1929, e la Francesco Costa fu Raffaele che da fine ottocento chiuderà nel 1918. La Raffaele Costa arriva anche a cercare un‘utilizzazione industriale, ad esempio costruendo preziose mattonelle con la polvere del corallo, a fianco della lavorazione, mentre prima gli scarti della lavorazione del corallo venivano usati nei pavimenti alla veneziana di fine ottocento. Queste ditte acquistavano in India, a Singapore, in Giappone e vendevano a Parigi, a Berlino, in Russia e quindi molti crediti rimasero insoluti con la rivoluzione russa